La settimana della Festa della Donna

Tra le varie notizie che questi giorni invadono i nostri schermi e le nostre menti, stanno per aggiungersi altre informazioni che raccontano quanto noi donne siamo forti e al tempo stesso sottovalutate. Ma va? Lo reputo un disco rotto che non termina mai, ma ne abbiamo ancora bisogno?

Escludendo ciò che possa essere la mia opinione personale, parto dal presupposto che non si tratta di una “Festa” bensì di una giornata in memoria delle operaie dell’industria tessile Cotton di New York che, l’8 marzo del 1908, rimasero vittime in un incendio divampato all’interno dell’azienda, dove erano state rinchiuse dai proprietari, un atto di forza in risposta allo sciopero indetto dalle lavoratrici che chiedevano condizioni di lavoro migliori e dei salari.

Inoltre, per chi non lo sapesse, si regala la mimosa perché era il fiore più facile da reperire allo sbocciare della primavera e quindi potevano permettersi tutti.

Descrizione storica a parte, c’è un altro aspetto da considerare: la comunicazione dei brand che spesso si rendono ridicoli, facendo pessime figure pur di cavalcare l’onda dell’instant marketing.

Voglio svelarti un piccolo segreto: nessuno ti obbliga a pubblicare contenuti ogni giorno, tanto più su questo tema. Ti eviterai sicuramente brutte figure, come lo scivolone sui social del 25 novembre da parte dell’agenzia funebre Taffo.

Giornata internazionale della donna

Ribadisco un concetto importante, non è una “Festa” perché non c’è nulla da festeggiare in quella giornata. Seconda cosa, prima di programmare il tuo contenuto per l’8 marzo, poniti alcune domande:

  • Il contenuto porta un valore aggiunto al tuo brand?
  • Aiuta a capire come vedi il mondo e supporti la causa?
  • Da un vantaggio o qualcosa in più a chi legge?

Se la risposta è “No”, fatti un piacere: non scrivere nulla e segui caldamente questo consiglio. Sai perché? Perché se fino a ieri non hai mai trattato l’argomento, o all’interno della tua azienda la maggior parte è composta da uomini, per non parlare di chi si trova ai vertici, il tuo supporto alla causa potrebbe risultare una presa in giro.

Non sforzarti a scrivere qualcosa che non è nelle tue corde o, peggio ancora, utilizzare l’immagine di una mimosa con il logo aziendale inserito sopra, che non solo fa male agli occhi, ma anche alla tua brand identity.

Dedicate quei cinque minuti a capire DAVVERO come poter dare il tuo contributo a una situazione che, senza troppi giri di parole, fa ancora schifo.

Detto ciò, cari amici, continuiamo a resistere contro i pregiudizi, sia nella comunicazione sia nella vita, è faticoso ma ne vale la pena.

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